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L'intervento dell'On. Saglia al covegno promosso dall'Osservatorio sull'Industria delle Rinnovabili, tenuto a Roma il 23 Giugno 2009.
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LE DIECI PRIORITÀ PER LO SVILUPPO DELLE FONTI RINNOVABILI
(Roma, 23 giugno 2009)
Ho letto con grande interesse lo studio presentato oggi dall’Osservatorio sull’industria delle rinnovabili, di cui ho apprezzato la completezza, il rigore scientifico e la concretezza delle proposte formulate.
L’approfondita analisi condotta dagli esperti dell’Osservatorio coglie in pieno la rilevanza strategica che il settore riveste per il sistema energetico nazionale e per l’economia del Paese.
I dati sull’impatto che le fonti rinnovabili sono destinate a produrre per l’industria italiana sono confortanti: il 70% dei 40 miliardi di investimenti previsti in Italia in questo settore nel prossimo decennio sarà soddisfatto dalla produzione nazionale, con rilevanti benefici soprattutto per i comparti elettrico, meccanico, edile e termotecnico.
Si tratta di una prospettiva coerente con l’approccio seguito dal Governo nella definizione dei contenuti del pacchetto “clima-energia” poiché mira a cogliere le opportunità delle sfide ambientali e a evitare penalizzazioni del nostro sistema produttivo.
Lo scorso dicembre, al termine di un difficile negoziato che ha visto direttamente impegnato lo stesso Presidente del Consiglio, siamo riusciti ad eliminare dal pacchetto di direttive gli aspetti più penalizzanti per l’industria italiana, ottenendo l’inserimento di clausole di salvaguardia e di elementi di flessibilità che ci potranno consentire di valorizzare al meglio le specificità nazionali.
Abbiamo agito nella convinzione che la lotta al cambiamento climatico, pur comportando innegabili costi aggiuntivi per il sistema produttivo, rappresenti una preziosa occasione di sviluppo per le nostre imprese, a condizione che sappiano attrezzarsi per cogliere le nuove opportunità offerte dalla green economy.
Alcuni positivi segnali in questo senso possono cogliersi nei tassi di crescita che il settore delle rinnovabili sta registrando nel nostro Paese (nel 2008 +412% per il fotovoltaico e +27% per l’eolico). È stato calcolato che l’anno scorso il fatturato italiano dei settori eolico, fotovoltaico e biomasse (inclusi i rifiuti) ha superato i 5 miliardi di euro, il doppio rispetto al 2005, con un’occupazione diretta e indiretta di 21.000 unità, delle quali 10.000 nell’eolico, 2.200 nel fotovoltaico, oltre 8.000 in biomasse e rifiuti.
Le nostre maggiori imprese energetiche sono presenti nel settore delle rinnovabili anche all’estero, spesso accompagnate in queste loro iniziative dalla coerente azione di sostegno svolta dal Governo.
Ne è un esempio l’importante memorandum d’intesa raggiunto, proprio la settimana scorsa, con il Montenegro: grazie a questo accordo – che si inserisce nel quadro di un più vasto piano di collaborazione economica – l’ Italia potrà svolgere un ruolo da protagonista nello sfruttamento delle ingenti risorse idroelettriche del Paese.
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Professor Gilardoni,
le dieci priorità indicate nel documento da Lei curato rispondono a tre fondamentali esigenze: chiarezza del quadro strategico di riferimento, certezza e semplicità del contesto normativo, prevedibilità delle misure di sostegno economico.
A queste tre esigenze il Governo sta rispondendo con iniziative concrete e un articolato piano di interventi.
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Sul piano strategico, abbiamo posto lo sviluppo delle fonti rinnovabili tra le priorità della nostra politica energetica, insieme al potenziamento delle infrastrutture, alla promozione dell’efficienza energetica ed al rilancio dell’opzione nucleare, l’unica in grado di assicurare energia su larga scala, a costi competitivi, senza emissioni di anidride carbonica.
Puntiamo a riequilibrare il nostro mix energetico, oggi troppo dipendente dall’estero (con l’86% del fabbisogno coperto da importazioni) e dall’uso di gas e petrolio, che insieme alimentano i due terzi della produzione di energia elettrica del Paese.
Intendiamo raggiungere un mix elettrico equilibrato, composto dal 50% di combustibili fossili, 25% di nucleare e 25% di fonti rinnovabili, in grado di ridurre progressivamente la nostra vulnerabilità e l’esposizione alle periodiche oscillazioni del prezzo del greggio.
Questo nostro piano di azione sarà recepito nella “Strategia energetica nazionale” e sottoposto a pubblica consultazione e dibattito attraverso la Conferenza nazionale sull’energia e l’ambiente.
A venti anni dall’ultimo Piano energetico nazionale, gli operatori avranno così uno stabile punto di riferimento per i propri programmi di investimento, che incontreranno quindi minori difficoltà di finanziamento da parte del sistema bancario.
Sulla base di questa Strategia, sarà possibile impostare anche un più stretto e proficuo rapporto di collaborazione con le diverse realtà territoriali: gli obiettivi comunitari nel settore delle rinnovabili saranno ripartiti, sulla base di criteri condivisi, tra le diverse regioni, ciascuna delle quali sarà responsabile per il conseguimento della quota di rispettiva competenza.
Saranno in questo modo soddisfatte quelle esigenze di chiarezza, trasparenza e responsabilità che nello studio dell’Osservatorio sono giustamente indicate tra le prime questioni da risolvere.
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Signore e signori,
stiamo procedendo con determinazione anche sul versante della semplificazione.
Proprio oggi è giunto all’esame dell’Aula della Camera dei deputati il disegno di legge “Sviluppo”, che – accanto ad importanti misure per rilanciare l’economia e la competitività delle imprese – contiene anche norme per il rilancio del nucleare e numerosi dispositivi per la semplificazione degli impianti alimentati da biomasse, per la geotermia, per l’eolico offshore.
Il provvedimento prevede, inoltre, la definizione di norme, criteri e procedure standardizzate che le amministrazioni responsabili dovranno adottare in materia di individuazione delle risorse rinnovabili disponibili e di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio delle diverse tipologie di impianti.
Le norme e le procedure standardizzate saranno definite nel rispetto dei princìpi della semplificazione, della certezza e della trasparenza dell’azione amministrativa, della salvaguardia della salute dei cittadini e della tutela ambientale, nel rispetto delle competenze delle regioni e delle amministrazioni locali.
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Ma, accanto a queste misure di carattere legislativo, stiamo intervenendo anche con altri strumenti, concordati con le regioni e le altre amministrazioni interessate.
Questa settimana abbiamo sottoposto a pubblica consultazione le linee guida per il rilascio da parte delle regioni dell’autorizzazione unica per gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a fonte rinnovabile.
Le linee guida assicureranno finalmente maggiore uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale, stabilendo canoni tecnici di valutazione dei progetti e criteri per il corretto inserimento degli impianti eolici nel paesaggio.
Sono definiti principi di semplificazione procedurale per le istruttorie, con la previsione di tempi certi per le singole fasi al fine di favorire la conclusione della procedura entro 180 giorni dalla presentazione della domanda.
Nell’autorizzazione unica sono incluse anche le opere di allacciamento alla rete elettrica e le altre infrastrutture di rete ritenute utili per migliorare la dispacciabilità dell’energia elettrica prodotta, soprattutto nei casi di campi eolici di grandi dimensioni e di concentrazioni di più impianti nella stessa area.
È, infatti, imprescindibile, che ci sia una più stretta relazione tra piani di sviluppo della rete e piani di diffusione delle rinnovabili.
Le regioni potranno motivatamente individuare aree non idonee all’installazione di impianti, ma solo in atti di programmazione e nel rispetto della quota minima regionale di produzione da fonti rinnovabili: in questo modo, ciascuna regione sarà chiamata a tenere comportamenti coerenti con gli obiettivi generali di promozione delle fonti rinnovabili, senza più la possibilità di disporre le attuali moratorie generalizzate.
Il complesso di queste misure consentirà di compiere significativi progressi sul piano della certezza e della semplificazione del quadro normativo di riferimento, ma non elimina certo tutte le criticità attualmente esistenti: il contesto costituzionale in cui ci troviamo ad operare, frutto della riforma del Titolo V della Costituzione, non ci consente di spingerci oltre.
Occorre, dunque, chiedersi se non sia giunto il momento di ripensare l’attuale riparto di competenze tra Stato e regioni in tema di energia per riportare questa materia, strategica al pari della sicurezza e della difesa nazionale, tra le competenze esclusive dello Stato.
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Cari amici,
la stabilizzazione del quadro strategico e normativo non può da sola produrre l’atteso sviluppo delle fonti rinnovabili, ma deve accompagnarsi ad interventi economici in grado di assicurare la remuneratività degli investimenti e di favorire la creazione di una vera e propria filiera industriale.
Il Governo sta intervenendo in questo settore con diversi strumenti.
Sul lato della domanda, sono state apportate alcune modifiche al sistema degli incentivi, adeguandolo alle mutate esigenze del mercato, è stato rafforzato il sostegno al fotovoltaico, esteso l’utilizzo dei certificati verdi, riconosciuto agli impianti fino a 200 chiloWatt l’accesso al meccanismo di scambio sul posto. È ora essenziale assicurare, attraverso un idoneo monitoraggio, un uso efficiente e razionale delle risorse, evitando che oneri eccessivi si scarichino sulle bollette dei consumatori.
La trasparenza del sistema degli incentivi e la certezza della normativa consentirà anche di scongiurare fenomeni speculativi, come la vendita dei cosiddetti “impianti di carta”, estremamente dannosi per lo sviluppo delle rinnovabili.
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Sul lato dell’offerta, sono state assicurate diverse forme di sostegno alle imprese produttrici di tecnologie direttamente o indirettamente correlate al settore delle rinnovabili.
Con il bando sull’efficienza energetica del nostro programma di incentivi all’innovazione, sono stati messi a disposizione delle aziende 200 milioni di euro e, tra i progetti risultati vincitori, ben 30 riguardano i settori del fotovoltaico e dell’eolico.
Il Piano triennale 2009-2011 per la ricerca di sistema nel settore elettrico, approvato due mesi fa, mette a disposizione altri 200 milioni per progetti di enti di ricerca e imprese, dedicando un’attenzione particolare alle rinnovabili.
Anche il Piano operativo interregionale sulle fonti rinnovabili e il risparmio energetico del Quadro comunitario di sostegno 2007-2013 fornirà un contributo significativo alla nascita di una grande filiera produttiva legata al settore dell’energia pulita.
Il Piano, già approvato dalla Commissione europea, può contare su di una dotazione di circa 1.800 milioni ed è destinato a sostenere iniziative nel settore della produzione di tecnologie per l’uso delle fonti rinnovabili.
Una parte rilevante di queste risorse (200 milioni) finanzierà la realizzazione delle nuove reti intelligenti, che anche la Vostra ricerca indica come un intervento di carattere prioritario.
Nell’erogazione di tutte queste risorse applicheremo criteri rigorosi, in grado di selezionare i progetti con le migliori prospettive di sviluppo.
Dobbiamo puntare su livelli di eccellenza, su iniziative che siano sostenibili sul piano finanziario, compatibili con l’ambiente e tecnologicamente all’avanguardia.
Potremo così recuperare i ritardi accumulati nel passato, sostenere le fonti rinnovabili e contribuire in modo concreto al riequilibrio del nostro mix energetico, con vantaggi significativi per le imprese, le famiglie, l’ambiente e la competitività dell’intero Paese.
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